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Il libro della Genesi, come il titolo stesso suggerisce, è considerato il libro delle origini: le origini del mondo, le origini dell'errare umano, le origini del popolo di Dio. Ovviamente queste origini diventano poi i pilastri per il fondamento della fede dei credenti. Per quanto riguarda la fede cristiana, diventano un po' come la parentesi aperta della storia dell'umanità, in contrasto con l'Apocalisse, la parentesi chiusa. La Genesi mette in moto la storia, lo spazio, il tempo e i significati della natura del mondo nella mente del credente. E' per questa ragione che è opportuno accostarsi un po' più da vicino a questo testo, iniziando per l'appunto con "il principio". O forse i princìpi.
Come la maggior parte dei libri che fanno parte del canone ebraico, il titolo originale non è altro che la prima parola del libro. Ma nel caso della Genesi, questa parola è molto particolare. E' fuori dalla cognizione di quella che può essere chiamata grammatica convenzionale, perchè va a formare una strana frase: bere'shit, letteralmente "in principio di". E fin qui potrebbe anche aver senso, ma il problema sorge nella frase che segue: "Dio creò il cielo e la terra". Quindi ci troviamo a che fare con una frase del tipo: "In principio di Dio creò il cielo e la terra". Non sembra aver molto senso, in effetti. La scelta interpretativa resta al lettore, e ovviamente, per chi non ha accesso ai testi originali, resta al traduttore. La maggior parte delle traduzioni italiane sembra seguire una versione "emendata", ovvero, in modo da favorire la letteralità delle parole, sceglie di emendare il significato originale, e quindi di elidere la parola "di": "In principio Dio creò il cielo e la terra". Fatto sta che il testo non dice questo. Il significato più vicino all'originale è quello di considerare "in principio di" come una locuzione idiomatica, equivalente nella nostra lingua più o meno a "quando iniziò": "Quando Dio iniziò a creare il cielo e la terra . . .".
E già da qui sembra che il nostro principio sia diventato un principio, l'inizio dell'opera divina riguardante questo mondo. Continuando a leggere, chi legge attentamente noterà di sicuro che la storia della creazione finisce al capitolo 2, verso 4a, per poi ricominciare da capo subito dopo. Infatti ai versi 4b-5a troviamo:
Nel giorno che Dio il SIGNORE fece la terra e i cieli, non c'era ancora sulla terra alcun arbusto della campagna.
E da qui la storia ricomincia da capo, ma il "problema" è che l'ordine dei giorni e del creato è diverso dalla prima storia. Per prima cosa, troviamo il mondo già lì, senza caos primordiale, nel giorno che Dio fece i cieli e la terra. Nello stesso giorno, era già tutto lì. Mentre in quello stesso giorno, nella storia precedente, la terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell'abisso (Gen. 1:2a). Ovviamente con poco stupore ci si rende poi conto che l'uomo è creato prima degli animali, a differenza della prima storia, e che la donna viene "estratta" dall'uomo, mentre nella prima storia entrambi i sessi vengono creati contemporaneamente.
La cosa forse più sorprendente è che queste due storie sono state poste una di fianco all'altra, e pare che l'editore finale non si sia fatto molti problemi. Il punto è che tanti problemi se li fanno i lettori di oggi. I lettori che basano le loro analisi empiriche sulla fondazione dell'universo su questi testi. Forse lo scrittore stesso, l'editore stesso di questo libro, sapeva che quello che stava mettendo assieme non fosse altro che un racconto figurativo. Cosa della quale noi, persone con migliaia di anni in più alle spalle, ancora non ce ne rendiamo conto.
La cosa più preoccupante per la fede cristiana è il livello di letteralismo necessario per poter essere esercitata. Una fede basata quasi su fatti tangibili. E' molto interessante constatare come in ambienti fondamentalisti la storia, anzi, le storie, della creazione vengano prese alla lettera. E' ancora più interessante vedere come chi non sia in grado di crederla allo stesso modo venga ridicolizzato o emarginato come eretico. E' interessantissimo constatare che la fede cristiana sia basata su quanto c'è di storicamente vero nella Bibbia, che tutta la riverenza che si da a questo testo sia basata su delle prove di veridicità, piuttosto che sulla qualità dei suoi contenuti.
Forse è il momento di riaprire questo libro con un nuovo sguardo, con una nuova attitudine. Con gli occhi aperti, e soprattutto con una mente aperta.
Domande o dubbi su questo sito? visita la sezione FAQ | Jamendo! | Il mio blog | ArchLinuxNella Discussione L'involucro "scientifico" della Genesi sono emersi degli aspetti che vale la pena riportare in questa discussione più "genetica" e meno "scientifica".
Partendo dalle osservazioni di Evy:
Inviata da: Evy
Nel giorno che Dio creò l'uomo, lo fece a somiglianza di Dio; li creò maschio e femmina, li benedisse e diede loro il nome di «uomo», nel giorno che furono creati.Genesi 5:1,2Forse questi versi farebbero già capire che Dio creò "l' Uomo" cioè la "razza umana"...e quindi non solo Adamo ed Eva, cioè un primo uomo e una prima donna. (Mi sorge il dubbio che la Genesi non sia stata scritta da un solo autore!)
Senza considerare che la razza umana è suddivisa in tante razze. La divisione in razza nera, bianca, gialla, rossa, cominciò alla torre di Babele come spiegano i nostri teologi? Se la torre di Babele non è un simbolo, vuol dire che c'erano davvero persone tanto scimunite da credere davvero di potere costruire una torre tanto alta da arrivare fino al cielo? E in questo caso, bastava che Dio aspettasse per vederla precipitare giù tanto impossibile era l'impresa...
Sono poi intervenuto aggiungendo che:
Inviata da: JohnGabrielil termine Adamo (in ebraico "adamah") oltre ad indicare la "terra" con cui è stato formato, è usato anche grammaticalmente nel senso generico di "umanità": in tutti i versetti in cui "adamah" compare come soggetto passivo dell'azione creatrice di Dio, il riferimento èesclusivamente generico.L'associazione di idee tra "terra" e "umanità" contenuta nel termine "adamah" è la stessa associazione di idee presente nel latino tra "homo" (uomo) e "humus" (terra).Questa associazione di idee riflette la concezione primitiva della Vita umana, secondo la quale l'umanità non solo viene dalla terra ("polvere sei") e ritorna ad essa ("polvere tornerai"), ma anche prende parte, partecipa alla stessa sostanza della Terra.
Dove finferflu precisa:
Inviata da: finferfluDa quanto mi pare di aver capito, tu "giustifichi" la presenza di Adamo alla luce del termine adamah, per dire che Adamo è un termine generico per indicare l'umanità. Credo che non sia necessario. La parola "adam" in ebraico ha le stesse connotazioni che ha in italiano, o che almeno aveva fino a quando non è arrivato il linguaggio inclusivo, cioè: uomo = umanità.
Ma in Genesi 2 ci troviamo a che fare con la spiegazione del perchè l'uomo si chiama uomo, ovvero perchè adam si chiama adam. Genesi 2-3 è un racconto etiologico, ovvero spiega le origini di varie cose, tra le quali il perchè l'uomo si chiama uomo, perchè la donna è sottomessa all'uomo (non credo alle varie scuse e giustificazioni che difendono la Bibbia, in questo racconto è esplicito che la donna sia messa in una posizione svantaggiata, e la storia spiega appunto il perchè) perchè la donna partorisce con dolore, e così via.
Non mi dilungo oltre, ma concludo dicendo che era necessario per la natura etiologica della storia che la donna non fosse presa dalla terra (adamah), altrimenti il gioco di parole non avrebbe funzionato, dato che non esiste, così come per l'italiano, la parolauoma, è quindi chiamata "lei" (isshah), perchè è presa dal "lui" (ish), quindi attraverso Adamo la donna è anche lei frutto della terra. E per chiudere il quadro, Eva (hawah) si chiama così perchè è la madre dei viventi (hayah), il gioco di parole si ripete.
Ed Evy risponde:
Presentatevi nell'apposita Discussione+Leggete le FAQ+Visitate l'ArchivioInviata da: EvyAllora la scelta dei nomi è stata fatta dall'autore della Genesi semplicemente per "imbastire" sapientemente (per i fini che si proponeva) o graziosamente (per abbellire con il gioco di parole) le sue pagine di letteratura?In ogni caso, il libro della Genesi offre molti spunti di meditazione, e io amo sempre leggerlo.
E in nome della libertà di pensiero, a volte dico che ognuno può credere quello che vuole purché non imponga ad altri il suo tipo di "fede". Se uno crede che la storia della creazione di Adamo ed Eva con annessi e connessi, sia vera come un fatto di cronaca, una storia realmente accaduta, è libero di farlo. Ma perchè impedire agli altri di pensare diversamente?
Discutendo con un'amica, un po' di tempo fa (se mi legge la saluto!) le stavo dicendo che ero lieta di notare che lei continui ad avere quella fede che crede che Dio vuole solo il meglio per i Suoi figli e perciò vuole guidarli passo passo e manifestare la Sua Provvidenza. Mentre ora come ora io non riesco più ad avere questo tipo di fede che crede che Dio abbia "un disegno particolareggiato per ogni fase della nostra esistenza", ma che spesso ci lascia a scegliere da soli, ad arrangiarci da soli... Chissà chi delle due avrà ragione? Forse un po' tutte e due.
Grazie John :)
Evy, di nuovo ci troviamo a parlare di "mito". Non è tanto questione di imbastire, è solo un tentativo di spiegare il perchè le cose sono diventate come sono. E' una specie di speculazione. Io personalmente credo che sia in un certo senso la "scienza" antica. Seguendo dei fili logici, per quanto relativamente logici possano essere, le persone di un tempo cercavano di darsi una spiegazione. Prendendo l'esempio di adam: perchè adam si chiama adam? Ovvero perchè la parola "uomo" significa allo stesso tempo "terra"? Beh, sicuramente perchè dalla terra veniamo, e ovviamente è Dio che ci ha creati. Come ha fatto a crearci dalla terra? Beh, ha fatto una "formina" di fango e poi ci ha soffiato dentro la vita. Sicuramente il ragionamento è molto più complesso di questo, ma a grandi linee penso che sia chiaro.
Non è una tesi ufficiale, ma è quello che credo io. Credo che l'autore (o gli autori) fosse a conoscenza della sua stessa attività speculativa e che allo stesso tempo ci vedesse un fondo di verità. E se l'autore finale non ci ha messo niente di suo, è molto probabile che questo "filo logico" si estendesse da generazioni di tradizione.
Per quanto riguarda la torre di Babele, anche qui c'è il gioco di parole: babel, balal. La parola balal significa balbettare. E' molto probabile che si trattasse di una polemica contro Babilonia e le loro Ziggurat, dove la loro alta tecnologia viene messa in contrasto al loro orgoglio. Il risultato è ovviamente catastrofico. A mio parere il fatto che la torre non sia stata completata indica la loro costante separazione dalla divinità e ovviamente la futilità delle loro Ziggurat.
Il fatto che tentassero di raggiungere il cielo mettendo mattone su mattone non è così assurdo. Se ricordi bene nel primo capitolo della Genesi Dio crea una volta (il firmamento) per separare le acque sopra i cieli dalle acque sotto i cieli. Una credenza tradizionale era quella di pensare gli dei passeggiassero su questa volta. Robert Alter non è daccordo su questa visione riguardo la torre di Babele, ma la risposta di Dio mi fa pensare che in effetti stessero cercando di raggiungere la volta. Infatti Dio si preoccupa e decide di scendere giù e mandare tutto all'aria. Penso che a questo punto la necessità di leggere anche questo brano in senso "letterario" sia evidente.
Grazie, finfer!
Sì, in effetti rileggendo l'episodio della torre di Babele, credo che siano più che appropriate le tue osservazioni. Ancora ho letto ben poco di Robert Alter, ma ho trovato interessante già il poco che ho letto...vedremo.
Magari per illuminare quelli che sono più ignoranti di me e che hanno pure la lagnusia di cercare cosa siano le "Ziggurat " o "Ziqqurat" quotiamo Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Ziqqurat
E per avere più indizi su cosa è il mito, copio e incollo sempre da wikipedia:
« Studiato dal vivo, il mito non è una spiegazione che soddisfi un interesse scientifico, ma la resurrezione in forma di narrazione di una realtà primigenia, che viene raccontata per soddisfare profondi bisogni religiosi, esigenze morali, esso esprime, stimola e codifica la credenza; salvaguarda e rafforza la moralità; garantisce l'efficienza del rito e contiene regole pratiche per la condotta dell'uomo. Il mito è dunque un ingrediente vitale della civiltà umana; non favola inutile, ma forza attiva costruita nel tempo. »
(Bronislaw Malinowski)La parola mito deriva dal greco mythos che significa parola, discorso, racconto, mentre la parola mitologia designa l'insieme dei miti tramandati da un popolo ma anche gli studi scientifici sul mito stesso.
Il mito, propriamente parlando, non è altro che la parola, la più ricca fonte di informazioni della storia umana, esso può essere considerato un racconto sacro che svela dei misteri e che dà la risposta a molti interrogativi degli uomini, come sono nati l'universo e l'uomo, come hanno avuto origine gli astri e la terra, le piante e gli animali e spiega come si sono formate le società civili con l'aiuto degli eroi.
E questa mi sembra molto molto interessante:
Spesso le vicende narrate nel mito hanno luogo in un'epoca che precede la storia scritta. Nel dire che il mito è una narrazione sacra s'intende che esso viene considerato verità di fede e che gli viene attribuito un significato religioso o spirituale. Ciò naturalmente non implica né che la narrazione sia vera, né che sia falsa.
La torre di Babele (una Ziggurat) dipinta da Bruegel il Vecchio:

Ho "leggiucchiato" alcuni stralci delle cose che abbiamo scritto a mio marito, e lui ha detto che crede solo a quello che c'è scritto nella Bibbia, parola per parola, perchè la Bibbia è infallibile..."Ok!" gli ho detto "Rispetto la tua fede" ed io continuo però a scavare più a fondo :P
E in questo andare a fondo delle cose, per raggiungere l"'essenza" oltre l'apparenza e la struttura, credo che nonostante i miti e contorni vari, "Dio parla" anche oggi attraverso le pagine della Bibbia...
A tuo marito dovresti chiedere a quale delle Bibbie crede, dato che non ne esiste nessuna versione ufficiale. E non parlo di traduzioni, parlo proprio dei manoscritti. Mica abbiamo una collezione di manoscritti col timbro divino :P Abbiamo moltissimi manoscritti tutti diversi l'uno dall'altro, e quello che gli studiosi fanno è mettere insieme una sorta di ibrido.
Ma tornando a noi, oggi al lavoro durante la pausa mi sono messo a fare i *compiti* per casa, e ho letto un piccolo riassunto dell'interpretazione della storia della creazione di Phyllis Trible. Trible è una studiosa biblica che incentra le sue analisi sul criticismo della retorica, che in breve è sempre un criticismo letterario. Le sue analisi sono incentrate attorno al femminismo. E devo dire che le letture femminste sono sempre molto ricche di contenuti interessanti.
In breve nella seconda storia, quella dove la donna viene "estratta" dall'uomo, lei nota che l'uomo non si chiama "uomo" (adam) perchè è colui che lavora la terra (adamah), ma si chiama così perchè è un essere della terra, estratto dalla terra. In questo modo non è nè maschio nè femmina. Solo dopo assumono la sessualità, nel momento in cui Adamo chiama la donna "donna" (isshah) lui si autodefinisce "uomo" (ish). E' esattamente l'esitenza della donna che garantisce l'esistenza dell'uomo. E sono quindi entrambi a formare l'adam, sono una unità. Questa unità va ad essere rotta dal serpente e nel momento in cui l'uomo e la donna si tradiscono a vicenda. E infatti è solo dopo questa separazione che Adamo si impone sulla donna e le da un nome, così come ha fatto con gli animali. Ma mentre prima questo "dominio" che aveva sugli animali era quello di badare a loro, ora è trasformato in supremazia.
Ed è da quel gesto di tradimento di adam che il mondo inizia a prendere una brutta piega (questa è la mia interpretazione personale). E qui ci spostiamo verso la torre di Babele. Infatti i capitoli da 1 a 11 della Genesi vengono spesso considerati un'unità. La mia idea di questa unità (basata su quella di un'altro studioso che mi piace, David J. Clines) è che non fa altro che descrivere la disgregazione della relazione fra uomo e creato. L'uomo non fa altro che allontanarsi sempre più dalla natura, dal suo posto. Se alle origini era stato posto nel giardino per prendersene cura e godere della sinergia con la natura, nell'episodio della torre di Babele gli uomini vogliono lasciare questa terra e raggiungere la dimora divina. L'apice dell'anti-natura.
E per ora sono arrivato qui, vediamo se continuando a leggere mi vengono altre idee :)
Se qualcosa non è abbastanza chiaro, siate clementi, tenendo presente che ho 8 ore di lavoro addosso :P
Inviata da: finferfluE devo dire che le letture femminste sono sempre molto ricche di contenuti interessanti.
E' vero!
Sto leggendo per adesso il libro "Eva e le altre" di Elena Loewenthal. Ci sono certe osservazioni acute, taglienti direi; i fatti che riguardano le donne bibliche, ma non solo, sono commentati con una sottile e spesso sarcastica ironia. Il tutto così risulta di un divertente...:D
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