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Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione; tuttavia sarà salvata partorendo figli, se persevererà nella fede, nell'amore e nella santificazione con modestia.
Versi rompicapo, soprattutto per le realtà cristiane fondamentaliste che credono nell’ispirazione plenaria delle Scritture, o almeno degli Scritti contenuti nel Canone Biblico da esse adottato e che basano questo principio su 2 Timoteo 3:16
"Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia "
Interpretato in chiave legalista questo verso pare che autorizzi a credere che ogni singola parola e ogni singola virgola sia stata dettata personalmente da Dio agli autori dei Testi Sacri e viene esclusa così a priori la presenza di versetti spuri o di qualsiasi errore, ed anche la possibilità di errori di copiatura dai testi originali ai testi che oggi tutti possiamo leggere.
E volendo ancora leggere e interpretare legalisticamente 1 Timoteo 2:15 sembra indicare parametri diversi per la salvezza della donna rispetto alla salvezza dell’uomo. Per quest’ultimo, alla luce di quanto affermato nel verso, la salvezza sarebbe immediatamente accessibile tramite la "sola fede" in virtù del fatto che l’antenato Adamo viene quasi assolto dalla colpevolezza della sua trasgressione perché vi fu indotto dalla perversa Eva.
La maggiore responsabilità del “peccato originale” starebbe così sulle spalle di Eva e figlie, e perciò la donna in un certo senso dovrà “guadagnarsi” la salvezza aggiungendo alla “perseveranza nella fede” altre virtù, in primis il partorire figli.
Di certo c’è che sono state addotte diverse e poco credibili spiegazioni pur di non negare la provenienza divina di questo verso, quasi fosse un atto di dissacrazione nei riguardi della Sacra Scrittura.
Infatti da una fonte evangelica rilevo quanto di seguito:
“Questo versetto è uno dei versetti più difficili da comprendere di tutto il N.T.
All’espressione, per la verità ambigua, “salvata partorendo figli” (letteralmente “attraverso il parto”) sono state date svariate interpretazioni:
a) salvata (fisicamente) nel momento in cui deve affrontare il processo difficile e pericoloso del parto;
b) preservata (dalla scarsa importanza) grazie al suo ruolo nella famiglia;
c) salvata attraverso il parto più importante, quello di Gesù Cristo Salvatore (riferimento indiretto a Genesi 3:15)
d) protetta dalla corruzione della società stando in casa ad allevare i figli.
L’interpretazione del versetto è resa ancora più oscura dalla proposizione condizionale alla fine: se lei (la madre) persevererà nella fede, nell’amore e nella santificazione con modestia.
Qualsiasi significato si intenda dare alla prima parte del versetto, esso è tuttavia legato alla volontà di una donna di rispettare queste quattro virtù. A questo punto sembrerebbe quindi preferibile la seconda delle precedenti interpretazioni. La donna avrà le maggiori soddisfazioni e darà un senso alla sua vita, non cercando di assumere un ruolo maschile, ma nell’adempimento del piano di Dio per lei, come moglie e come madre, con “fede, amore e santificazione con modestia, cioè con “riservatezza”-Tratto da “Investigare le Scritture”- Commentario sulle Scritture a cura di docenti del “Dallas Seminary”- con coordinatori John F. Walwoord e Roy B. Zuck, edito da “ La Casa della Bibbia”
Personalmente ho trovato sempre alquanto difficile, per ovvie ragioni, accettare come dogma tra i tanti quanto affermato dal verso in questione. E penso che l’oscurità intorno ad esso potrebbe diradarsi se provassimo a pensare che l’autore stava scrivendo nel contesto temporale di una cultura ancora prettamente maschilista. Il verso lascia trasparire nettamente una mentalità che affonda le radici nel Vecchio Patto. Nonostante il Vangelo di Gesù, molti nuovi discepoli avevano difficoltà ad accettare il fatto che qualcosa si era mosso, qualcosa era cambiato anche in questa direzione.
Nel Vecchio Testamento avere molti figli era considerata una benedizione speciale di Dio e al contrario era considerato un segno di maledizione la sterilità. Agli uomini era concesso prendere un’altra moglie, sperando che fosse “fruttifera” se la prima non era in grado di dargli dei figli, perché era d’obbligo assicurarsi una discendenza e la perpetuazione del proprio nome.
La poligamia e il concubinato per gli uomini facoltosi erano normale amministrazione a quei tempi. Vedi Abramo, Giacobbe, Davide.
Questo tipo di cultura vigente nella società di allora esercitava non poche pressioni psicologiche sulla donna sterile che era costretta a fronteggiare non solo lo svilimento naturale di una donna che desidera un figlio che tarda ad arrivare, ma anche nel contesto comunitario non poteva che vivere con vergogna la sua condizione, perché considerata un “ramo secco”.
Infatti diverse donne del Vecchio Testamento, sebbene amate in modo speciale dal loro partner , non riuscivano a superare la dura prova. Esempi del Vecchio Testamento sono Sara, Rachele ,Anna. E nella transizione dall’Antico al Nuovo Testamento, Elisabetta moglie di Zaccaria, che fu poi madre di Giovanni il battista.
La Bibbia narra le loro storie impregnate di sentimenti negativi e atti discutibili. Ma anche di fede e preghiera accorata a Dio la cui Misericordia rappresentava la loro unica speranza di rialzamento da una condizione di inferiorità e di vituperio.Tra queste spicca (e commuove) la disperata richiesta di Anna, poi madre del profeta Samuele, trattata in primo tempo malamente dal sacerdote Eli che la credeva ubriaca mentre lei “stava solo aprendo il suo cuore davanti al Signore nell’eccesso del suo dolore e della sua tristezza” causati soprattutto dalle angherie della rivale. (1 Samuele 1)
E particolarmente significative (rilevanti per capire il vissuto della donna di allora che non “conosceva le doglie del parto”) sono le parole di Elisabetta quando finalmente rimase incinta:
“Ecco quanto ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui mi ha rivolto il suo sguardo per cancellare la mia vergogna in mezzo agli uomini”.
Ma la storia continua e le cose stentano a cambiare. E anche oggi, nella Chiesa odierna, la donna, anche se meno intensamente di un tempo, vive ancora con vergogna la condizione di infertilità, considerata spesso da alcuni maestri “spirituali” se non proprio segno della maledizione di Dio, sicuramente mancanza della Sua benedizione.
Una coppia che si ritrova a vivere questo problema ha non poche difficoltà da gestire all’interno di se stessa e nel contesto comunitario.
E’ assolutamente naturale e degno di rispetto lo stato d’animo prodotto dal sentirsi frustrati nell’umano desiderio di diventare genitori, ma è deplorevole sentirsi sotto la maledizione di Dio e con la sensazione addosso di avere mancato lo scopo della vita. La donna soprattutto tende a sentirsi oppressa al pensiero di avere fallito “lo scopo per cui per cui Dio l’ha fatta” e spesso sono amare le lacrime che versa quando Dio "si ostina" nel negarle il “diritto” di avere dei figli nonostante la perseveranza nella preghiera di fede a cui spesso viene incitata.
Ma, fra i tanti lampeggianti "segnali", nell’Antico Testamento, ve ne sono altri dalle sfumature più tenui, che forse solo le persone con un certo grado di sensibilità e maturità spirituale sono in grado di cogliere.
Infatti così parla il SIGNORE circa gli eunuchi che osserveranno i miei sabati, che sceglieranno ciò che a me piace e si atterranno al mio patto: «Io darò loro, nella mia casa e dentro le mie mura, un posto e un nome, che avranno più valore di figli e di figlie; darò loro un nome eterno, che non perirà più.
Applicabile sicuramente anche alla donna sterile e alla donna che non ha compagno.
Per l’appunto mi chiedo come possa accordarsi la “verità ispirata” di 1Timoteo 2:15 con il consiglio altrettanto ispirato di Paolo in 1 Corinzi 7:8
“Ai celibi e alle vedove, però, dico che è bene per loro che se ne stiano come sto anch'io.”
In assenza di accoppiamento non può esserci riproduzione. E allora il “partorire figli” non è più di fondamentale importanza né in relazione alla salvezza della donna, qualsiasi interpretazione si voglia dare all’incriminato versetto , né in relazione alla coppia e alla società.
E per chiarirci i dubbi una volta per tutte c’è un “caposaldo” negli scritti dell’apostolo Paolo che mi pare si accordi armonicamente con il Messaggio di Cristo, con la Buona Notizia che il Vangelo di Gesù è venuto a portare.
“Non c'è qui né Giudeo né Greco; non c'è né schiavo né libero; non c'è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.”
Non ci sono più differenze di razza, né di condizione sociale, né di sesso. La Legge non era uguale per tutti, ma la Grazia è uguale per tutti!
La donna a cui la vita ha negato le gioie e le pene della maternità non è terra arida, ma una persona completa con un immenso valore e tante potenzialità da sviluppare. Perché la donna non è una macchina da sfruttare ma un'anima da amare!
Troppo spesso si predica che nel leggere la Bibbia bisogna tenere conto di "testo e contesto", ma all'atto pratico dell'interpretazione non si tiene assolutamente conto del fatto che
Inviata da: Evyl’autore stava scrivendo nel contesto temporale di una cultura ancora prettamente maschilista.
e di conseguenza ancora oggi si considera
Inviata da: Evyun segno di maledizione la sterilità.
E come se ciò non bastasse, viene anche taciuto o ignorato il fatto che agli uomini era concesso
Inviata da: Evyprendere un’altra moglie, sperando che fosse “fruttifera” se la prima non era in grado di dargli dei figli, perché era d’obbligo assicurarsi una discendenza e la perpetuazione del proprio nome.
In questo contesto di "assicurarsi una discendenza", diventa anche spiegabile il motivo per cui l'omosessualità fosse considerata motivo di peccato, così come la sterilità anziché essere accettata come fenomeno naturale, veniva considerata "punizione divina".
Inviata da: EvyLa poligamia e il concubinato per gli uomini facoltosi erano normale amministrazione a quei tempi.
E questo fatto attesta proprio la condizione di inferiorità della donna rispetto all'uomo che godeva di maggiori diritti politici, civili e religiosi.
Inoltre la "soluzione" della poligamia e del concubinato aveva la funzione di superare la cosiddetta "infertilità di coppia", che oggi è conosciuta e studiata, ma che invece per molto tempo ha avuto il sapore di una "maledizione divina".
Tutto questo sarebbe analizzabile e spiegabile proprio alla luce della cultura del tempo, ed invece la volontà di certi Predicatori di trasportare "di peso" il Vecchio Testamento per applicarlo ai giorni nostri ha prodotto il risultato che
Inviata da: Evy anche oggi, nella Chiesa odierna, la donna, anche se meno intensamente di un tempo, vive ancora con vergogna la condizione di infertilità
E così mentre si predica l'Amore ed il Perdono di Dio, allo stesso tempo la preoccupazione di "essere graditi a Dio" facendo "la Sua volontà", ed "osservare le Sue Leggi" portano alla pedante interpretazione di versetti e brani che appunto sembrano
Inviata da: Evyindicare parametri diversi per la salvezza della donna rispetto alla salvezza dell’uomo
Nelle Comunità che seguono questo tipo di impostazione diventa naturale dimenticare che
Inviata da: Evyla donna non è una macchina da sfruttare ma un'anima da amare!
Ed un possibile atto d'amore sarebbe per esempio quello di cominciare ad accettare come fatto naturale la condizione di infertilità, non solo della donna ma anche dell'uomo, così come l'infertilità di coppia.
Ma questa "apertura" non può avvenire senza accettare anche l'idea di mettere l'uomo e la donna sullo stesso piano, cosa difficile da accettare all'interno di un contesto religioso intollerante e fondamentalista.
Torno un attimo sul Tema centrale suggerito dal titolo "La donna: una macchina per fare figli?" inserendo un piccolo parallelo su come viene vissuto il rapporto tra Donne e Figli nel Nord e nel Sud del Mondo, tanto per dare un breve respiro internazionale a questa Discussione.
Messina.
A.A.A. cercasi madri e casalinghe ''in possesso di un'esperienza abilitante, conseguita attraverso la personale esperienza della maternità o momenti formativi, e che durante il giorno assista e contribuisca ad educare, fornendo le cure materne e familiari nel proprio domicilio, uno o più minori appartenenti a nuclei familiari in età da asilo nido''.
Con l'iniziativa Madri di giorno, perché vi sono pochi posti negli asili statali, il Comune di Messina si allinea ai pochissimi centri italiani, per lo più nell'Italia settentrionale, dove il 'Nido in famiglia' è stato introdotto da pochi anni.
La tradizione è di alcuni paesi europei, dalla Finlandia alla Svezia, e da pochi anni si sta diffondendo anche nelle città italiane, per andare incontro ai pochi posti, e spesso con oneri elevati, disponibili negli asili nidi statali, ed alle esigenze delle mamme che sono comunque costrette a tornare a lavorare.Il modello previsto è ispirato alle Tagesmutter trentine, le mamme di giorno che, da tempo, accolgono i più piccini, di età inferiore a 3 anni, nella propria casa, per accudirli mentre mamma e papà lavorano.
Questa forma educativa in Finlandia è attiva da lungo tempo, e ha una vera organizzazione, che si basa su modelli pedagogici sottoposti a verifiche, sempre, e non semplicemente "molto spesso".
Pare che la Finlandia, oltre ad essere una terra incantevole (nevvero John?) abbia molto da insegnarci anche sul piano umano!!!
Speriamo che pian pianino l'Italia riesca ad adottare molte di queste "buone tradizioni" dei più evoluti (e civilizzati) paesi europei!
Trovo che sia una bella iniziativa, un'ottima opportunità di lavoro per le casalinghe, estesa, mi pare di capire, oltre alle donne già mamme di figli propri, anche a chi può essersi abilitata
Inviata da: JohnGabriel attraverso [...] momenti formativi
"momenti formativi" che non richiedono un diploma, credo.
Almeno che non sia un corso di studi a stabilire il metro di misura dei "modelli pedagogici"
Inviata da: JohnGabrielQuesta forma educativa in Finlandia è attiva da lungo tempo, e ha una vera organizzazione, che si basa su modelli pedagogici sottoposti a verifiche,sempre, e non semplicemente"molto spesso"
Immagino che essere
Inviata da: JohnGabriel Madri di giorno
sia anche un banco di prova, una scuola di vita, dove "imparare a volere bene ai figli degli altri".
E suppongo anche che la cosa non sia scevra da difficoltà. Tipo: i genitori naturali vorranno che i loro figli siano guidati nella direzione religiosa da loro scelta e seguita...
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