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      CommentAuthorJohnGabriel
    • CommentTime7 Jan 2008 modificato
     permalink

    A livello mondiale, la violenza domestica è la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni. Uccide più il marito o il fidanzato o l'amante, a volte anche i figli, più del cancro, degli incidenti stradali e delle guerre.

    (dalla Repubblica del 20 luglio 2007)

    Statistiche ed articoli di questo tipo se ne possono trovare una marea, eppure ancora se ne parla troppo poco. La violenza che le Donne subiscono non è occasionale, e la frequenza degli atti di violenza è impressionante:

    Nel mondo, ogni 8 minuti, viene uccisa una donna. Il dato è emerso da un'indagine relativa all'anno al 2003 presentata da Josè Sanmartin, direttore del centro spagnolo per lo studio della violenza Santa Sofia [...].
    Nel 2005 si è registrato in Italia un omicidio in famiglia ogni 2 giorni: in 7 casi su 10 la vittima è una donna.

    Questi dati dimostrano quanto la dignità e fragilità femminile sia al centro della violenza maschilista. È in atto nel mondo una vera e propria guerra sparpagliata per il dominio del corpo e della dignità delle donne, simbolo di vecchi e nuovi fondamentalismi.

    Altro, dolente capitolo è quello delle violenze psicologiche. Ne sono vittime, «sempre», «spesso» o «qualche volta», 7 milioni e 134 mila donne, il 43,2% di quelle sposate, conviventi o fidanzate: isolate dagli amici o dai familiari, controllate nei comportamenti, impedite economicamente, intimidite o denigrate. [...] Le vittime di violenza domestica non ne parlano con nessuno in almeno un terzo dei casi, e solo il 4,9% cerca l'aiuto di forze di polizia, avvocati o magistrati.

    Questi dati non sono e non devono rimanere solo dei freddi numeri che non riguardano le coppie biblicamente e santamente sposate: questi numeri devono invece costringerci a ripensare molte affermazioni scontate e troppe dottrine bibliche assodate.

    A cominciare dal fatto che la famiglia sia un luogo sicuro: in famiglia possono scatenarsi le peggiori violenze. Le coppie si fanno, dopo qualche bene, tanto male. Le famiglie sono campi minati. Tutte le forme di convivenza sono micce. Accostate due persone qualunque per tutta la vita ed otterrete, nella maggior parte dei casi, due reazioni: amore o odio. Spesso: prima uno, poi l'altro. Accade negli uffici, negli ospedali, nelle redazioni. Accade nelle case. Nei Paesi confinanti. Viviamo tutti quanti su una "striscia di Gaza", dove si invocano diritti, si attribuiscono doveri, si reclama una tolleranza che non si sa concedere.

    Ogni famiglia può diventare un piccolo Medio Oriente, fiacca la pazienza dei mediatori, distrugge la possibilità di ristrutturazione crogiolandosi nel rancore. Ogni famiglia può diventare un universo che si richiude, ottenebrato dall'illusione di essere Re nello spazio privato dei propri metri quadrati.

    In famiglia, tra moglie e marito si possono concepire invidie, gelosie e malanimi. Si fanno dispetti ridicoli e/o tragici. Ognuno ha la propria esperienza.

    La seconda certezza prefabbricata che ci conviene smantellare è che la violenza venga da lontano, da un meandro oscuro o un ambiente deviante. Ci si trova di fronte a un evento che non si comprende (ad esempio il massacro di una donna in una famiglia che chiameremmo "sana") e, per riflesso condizionato si vanno a cercare la colpa e il movente in cose che non si comprendono: un'altra cultura, una diversa religione, una coppia "non santificata", una coppia non sposata, e così via con gli alibi più o meno biblici.

    La violenza, anche la più efferata, può nascere vicino, maturare dove tutti siamo cresciuti, nutrirsi di quello che tutti conosciamo: l'ossessione tiene vivi quando il resto è morto: morti i sensi, la speranza e, va da sè, la pietà. Non è davvero difficile immaginarli, i due coniugi biblicamente e santamente sposati, sera dopo sera, nella loro cucina, senza altro legame che l'irritazione, divenuta odio, verso l'altro. A parlare dell'altro. A litigare con l'altro. Ad odiare l'altro.

    E tutto questo odio viene profuso tra le pareti domestiche indipendentemente dal fatto che si tratti di una famiglia Cristiana Cattolica, Cristiana Evangelica o Cristiana Ortodossa. Nessuna Confessione Cristiana può vantare il pregio di essere immune.

    Per avere una generale inversione di rotta, una "rinascita", un "risveglio", occorre invece avere il coraggio di sfidare i pregiudizi e l'estremismo cristiano fondamentalista che fonda il proprio potere sulla discriminazione sessuale e sulla violenza nei confronti dell'altro sesso.

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  1.  permalink

    Purtroppo, anch'io conosco tante, tantissime donne che subiscono violenze di ogni genere, soprattutto in famiglia, e ahimè anche nell'ambito cristiano. E devo constatare che si fa ben poco, anche dopo fatti di cronaca gravi come lo stupro o l'uccisione. In moltissimi casi la donna da vittima diventa colpevole, e si fa presto a trovare miriadi di giustificazioni a qualsiasi comportamento violento dell'uomo. E qui parliamo di violenze fisiche, sotto gli occhi di tutti e innegabili poiché riscontrabili a "occhio".Personalmente subisco violenze psicologiche di ogni genere da decenni, ma se quelle fisiche, anche estremi che finiscono con la morte della donna, non vengono considerate, come posso sperare, io insieme a tante altre, che si possa dare anche un minimo peso a un tipo di violenza che ti uccide dentro, goccia a goccia ma che non vede nessuno, tranne chi lo subisce e Dio?
    Che sarà? la "solita" cultura maschilista imperante? Sarà che la più parte dei magistrati sono uomini? Mah...
    Ma cari miei, devo dire, quello che mi lascia maggiormente perplessa è questo: come mai, il mio, il nostro Dio che conosciamo di persona per il suo immenso amore, e nel quale, ne sono certa, non abita NESSUNA forma di maschilismo possa tollerare e permettere quasi sempre che ciò accada?
    Sarà che tutto ciò è come tutte le altre ingiustizie che riscontriamo nel mondo, sia nei confronti di bambini, donne e quanti sono più "deboli" in generale sono effettivamente conseguenze del peccato dell'uomo e del suo allontanamento da Dio, e così come bambini e altri cosiddetti deboli devono subire in silenzio...(perché questo passa l'attuale "convento")chi siamo noi a volere "pretendere" giustizia allora che questa non viene esercitata nemmeno nei confronti dei bambini?
    Premettendo che amo e rispetto gli animali, mi fanno sorridere queste leggi che vengono applicate drasticamente verso chi maltratta gli animali(le quali sono giustissime, per carità!) mentre chi maltratta le persone...la fa franca...

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      CommentAuthorJohnGabriel
    • CommentTime10 Jan 2008 modificato
     permalink

    Inviata da: mylmayflowercome mai, il mio, il nostro Dio [...] possa tollerare e permettere quasi sempre che ciò accada?

    Anch'io sono certo che in Dio non abiti nessuna forma di maschilismo, anzi escludo categoricamente l'esistenza di qualsiasi Dio anche solo leggermente maschilista, e se esistesse, un Dio maschilista, gli farei una bella Guerra Santa come non se ne vedono da secoli.

    Inoltre non credo che sia Dio a permettere tutto questo: se fosse così, allora non ci sarebbe proprio nulla da fare (ed è proprio questo che viene predicato dai pulpiti fondamentalisti ed integralisti: Dio non interviene, quindi Gli va bene così).

    Invece ciò che consente alla violenza di perpetuarsi ed essere tanto diffusa è l'isolamento, la solitudine, l'abbandono, la non curanza, l'indifferenza, la superficialità, e le responsabilità in gioco pesano su entrambe le parti.

    Dalla parte del partner violento viene attuata una strategia tale da creare un clima di tensione e di isolamento che si realizza attraverso minacce, divieti, colpevolizzazione e denigrazione della donna; è in questo clima che si inscrive l' episodio di violenza.

    E la parte di responsabilità che coinvolge le donne vittime della violenza è che troppo spesso esse non decidono di sottrarre sé stesse e i propri figli a tale situazione di sopraffazione.

    Inviata da: mylmayflower...come posso sperare, io insieme a tante altre, che si possa dare anche un minimo peso a un tipo di violenza che ti uccide dentro, goccia a goccia ma che non vede nessuno, tranne chi lo subisce e Dio?

    Ti sei data la risposta da sola:
    ->->-> come? insieme a tante altre
    L'unione fa la forza, e nel caso della Violenza l'unione è essenziale, perché si tratta di una situazione comune a tante donne. Bisogna allora fare in modo che nessuna donna affronti questa situazione nella solitudine.
    E l'unione deve essere realizzata in concreto, offrendo un supporto materiale per aiutare la donna ad uscire fuori da una ituazione insostenibile, supporto offerto da molte associazioni sparse sul territorio, e non a caso una di queste associazioni si chiama "nondasola", ihihhihi...
    http://www.nondasola.it

    NONDASOLA si è costituita come ASSOCIAZIONE non a scopo di lucro nel giugno 1996, è ONLUS dal 1998.
    I nostri progetti: La Casa delle Donne Gruppi NONDASOLA L'appartamento NONDASOLA etc...
    Telefonando alla nostra sede: 0522.506388 (segreteria) oppure alla Casa delle Donne: 0522.920882-921380
    Scrivendo alla nostra sede: Via Spani, 12/a - Reggio Emilia e-mail info@nondasola.it

    http://www.artemisiacentroantiviolenza.it

    • consulenza sociale, psicologica e legale
    • percorsi di elaborazione del trauma e di uscita dalla violenza
    • interventi di valutazione e sostegno alla genitorialità
    • valutazione delle conseguenze psicologiche causate dalla violenza
    • informazione legale
    • accoglienza protetta in casa rifugio.
    • ricerca e documentazione

    Ed ancora:
    http://www.aidos.it
    http://www.donnavera.it
    E per finire (forse), scaricate, stampate e diffondete gli allegati (magari attaccandone qualcuno all'ingresso di qualche Chiesa Evangelica Pentecostale Infuocata, tanto per raffreddarla):

    Presentatevi nell'apposita Discussione+Leggete le FAQ+Visitate l'Archivio
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      CommentAuthorEvy
    • CommentTime11 Jan 2008 modificato
     permalink

    Inviata da: JohnGabriele le responsabilità in gioco pesano su entrambe le parti.

    Dalla parte del partner violento viene attuata una strategia tale da creare un clima di tensione e di isolamento che si realizza attraverso minacce, divieti, colpevolizzazione e denigrazione della donna; è in questo clima che si inscrive l' episodio di violenza.

    E la parte di responsabilità che coinvolge le donne vittime della violenza è che troppo spesso esse non decidono di sottrarre sé stesse e i propri figli a tale situazione di sopraffazione.

    E buona parte di responsabilità in moltissimi ambienti "cristiani" pesa pure su quelli che "esortano" le donne ad "aspettare in silenzio l' Eterno" e così le donne non decidono per timore di offendere Dio!

    Inviata da: mylmayflowerbambini e altri cosiddetti deboli devono subire in silenzio...(perché questo passa l'attuale "convento")

    Spesso, molte, ritornano sui loro passi, dopo aver cercato di uscire da una situazione insostenibile, perchè sopraffatte dai sensi di colpa che i "manipolatori di coscienze" hanno saputo ben instillare sull'anima sensibile della donna.
    E così "l'aspettazione" dura tutta la schifosa vita. E' ora di svegliarsi e smetterla di credere ai sogni!

    Inviata da: JohnGabrielE per finire (forse), scaricate, stampate e diffondete gli allegati (magari attaccandone qualcuno all'ingresso di qualche Chiesa Evangelica Pentecostale Infuocata, tanto per raffreddarla)

    Sarebbe una buona idea. Magari dopo un infuocato sermone sugli elogi della "donna forte e virtuosa" che "edifica" la sua casa...

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      CommentAuthorJohnGabriel
    • CommentTime4 Sep 2008 modificato
     permalink

    Capita spesso che la cronaca ci possa portare a riflettere su una delle grandi questioni del paese: la violenza.
    La notizia, uscita nei primi giorni di agosto, e riportata da un quotidiano di Napoli e ripreso da quelli nazionali ci da l’occasione per manifestare e ragionare su
    un’emergenza sociale, sempre viva, come quella della violenza sulle donne.

    In una delle strutture ospedaliere pubbliche napoletane, autorizzate alla pratica delle interruzioni di gravidanza, accade che una donna di 30 anni pronta per l’intervento di aborto, distesa sul letto in attesa del suo turno, si vede arrivare addosso un gruppo di persone – tutte donne – che selvaggiamente la picchiano
    e la maltrattano: calci, pugni e persino l’hanno sbattuta nella tazza del water.

    Tutto questo non da sconosciuti ma dalle sue parenti.

    Un episodio nato, si suppone (la cronaca non chiarisce bene) dal degrado sociale e culturale delle violente protagoniste, secondo cui abortire è una vergogna, una macchia.

    Il marito, in carcere, avrebbe ordinato la spedizione per impedire alla moglie di abortire.
    (...)
    Tutto avviene senza che nessuna donna possa ribellarsi e guai a provarci. Altrimenti botte: il tuo corpo non lo comandi tu.
    Le leggi dello Stato tutelano la libertà, il diritto e la sicurezza di essere protette nelle strutture pubbliche a cui ci si rivolge.
    (...)
    C’eravamo illusi di essere arrivati a conquiste e riconoscimenti di ruoli per le donne ma ancora non ci siamo: dobbiamo ancora lottare per le nostre mamme, moglie, figlie e sorelle.

    Salvatore Cortini
    Tratto dal Settimanale Riforma, l´eco delle valli valdesi, numero 32
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