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(...continua dalla Prima Parte)
Questi pamphlet, chiamati The Fundamentals, ponevano l'accento su ciò che oggi chiamiamo "letteralismo", ossia un'interpretazione letterale delle Scritture. Non tutti i credenti seguirono la linea letteralista.
Nel 1922, in un sermone, il predicatore battista di New York, Harry Emerson Fosdick, un uomo di città, affermò che il mondo evangelico era diviso in fondamentalisti e altri protestanti. I primi, spiegò, si opponevano al cambiamento, alla storia e al progresso, mentre la sfida, per tutti, era cavalcarli. Tre anni più tardi, nella lontana Dayton, Tennessee, la linea dei fondamentalisti fu messa alla prova dalla American Civil Liberties Union (Unione per le libertà civili). L'ACLU assunse un professore di scienze, John Scopes, per insegnare la teoria dell'evoluzione in una scuola pubblica. Scopes fu arrestato, ma lui e l'ACLU vinsero il processo. Sconfitti, i fondamentalisti se ne ritornarono alle loro case e alle loro Bibbie.
La sconfitta aveva sollevato però una questione importante: chi era dentro il movimento, e chi era fuori? La situazione migliorò lentamente, a metà del secolo scorso, quando Billy Graham, fondatore dell'omonima associazione evangelica, diventava sempre più importante. Graham aveva capito la forza seduttiva di un messaggio semplice e populista: confessa i tuoi peccati, avvicinati a Gesù e sarai salvato. La politica divide, per definizione: lascia che siano gli altri a preoccuparsi delle campagne elettorali, delle leggi e delle petizioni. Se Graham era un ragazzo di campagna del North Carolina - ancora oggi dice di sentirsi smarrito quando si trova "fuori dalla fattoria" -, William F. Buckley Jr. era cresciuto sulla East Coast degli Stati Uniti, nel cattolicesimo e nell'agiatezza del Connecticut; in poche parole, in un'America molto differente. Nel 1951, appena laureatosi a Yale, Buckley scrisse un libro intitolato God and Man at Yale ("Dio e l'uomo a Yale"), nel quale attaccava l'élite accademica di questa università per la sua posizione di sinistra da dopoguerra, secolarismo e ateismo. Buckley elaborò la nozione paradossale secondo la quale i conservatori cristiani avrebbero dovuto tuffarsi nella politica, con l'obiettivo di salvarsene. All'inizio degli anni Sessanta, a seguito di alcune sentenze della Corte Suprema che limitavano l'obbligo della preghiera a scuola e il potere degli Stati di proibire i contraccettivi, la sua idea cominciò a raccogliere sostenitori.
Con un salto in avanti si arriva al 1976, alle prime elezioni dopo il Watergate, quando Jimmy Carter - che aveva partecipato al movimento di Graham - si candida a presidente con un programma basato sull'integrità personale e sull'onestà. "Non vi mentirò mai", dichiara Carter. Ad un giornalista del Washington Post spiega di essere "rinato". Si è reso conto, dice, che gli "mancava qualcosa di molto prezioso, una completa dedizione a Cristo, una presenza, profonda e personale, dello Spirito Santo nella mia vita". In interviste successive, Carter dichiara di pregare "non in maniera continuativa, ma diverse volte al giorno". I turisti e i giornalisti affollano la piccola chiesa dove il candidato, oltre a seguire le funzioni, insegna alla scuola domenicale. Carter non ha problemi, quell'anno a vincere al Sud. Quando si ripresenta per la rielezione, nel 1980, il mondo è cambiato, ma nessuno lo ha ancora capito. Jerry Rafshoon ricorda bene quel periodo. All'epoca, Rafshoon non è preoccupato per il Sud. Poi, un giorno d'autunno, riceve una telefonata che lo lascia stupefatto: un predicatore di nome Jerry Falwell, in veste di rappresentante della Moral Majority, sta spendendo ingenti somme in pubblicità radiofonica contro Jimmy Carter. "Diceva che il presidente non era un cristiano rinato, che nell'Ufficio Ovale c'erano omosessuali e altre nefandezze", racconta Rafshoon.
"Rosalyn Carter, un giorno, tornò dalla chiesa piangendo: un gruppo di donne le aveva ribadito che suo marito non era un cristiano rinato". La Moral Majority era stata lanciata nel 1979 come comitato per l'azione politica, un'alleanza di cristiani conservatori (evangelici e cattolici, personaggi di Washington e, naturalmente, Falwell) che voleva far mangiare la polvere a Carter e a tutto ciò che egli rappresentava. L'agenda che proponeva era chiara: in difesa della vita, della famiglia tradizionale, di Israele e della nazione, contro la droga, la pornografia, gli omosessuali ed i matrimoni gay.
Le dubbie credenziali evangeliche di Ronald Reagan - divorziato, ex star del cinema, frequentatore saltuario della chiesa - non avevano importanza: era profondamente e adeguatamente conservatore. Per i conservatori cristiani, quello fu un momento di esaltazione. Le donazioni arrivavano nelle casse della Moral Majority a un ritmo frenetico: un milione di dollari al mese. Il potere, però, corrompe. È il messaggio di Blinded by Might (Accecati dal potere), il libro scritto da Thomas nel 1999 assieme a Ed Dobson, sul loro periodo nella Moral Majority. Come fa un gruppo religiosamente e culturalmente outsider, che crede nel servire il prossimo e nel vivere come Gesù, a mantenere la sua identità quando non solo ha un posto a tavola, ma lo possiede pure, e possiede anche buona parte della tavola?
La risposta, secondo Thomas, era che mantenerla è impossibile: "Anche i cristiani sono esseri umani. Anche a loro piace essere in vista, essere fotografati con il presidente". Nel 1985, Thomas lasciò la Moral Majority per la scrittura: "La politica è un gioco di compromessi. La fede, no". Ciononostante, oggi molti evangelici fanno parte dell'establishment che un tempo hanno contrastato.
Bush attribuisce a Graham il merito di averlo salvato da una vita dissoluta e dall'alcol, e ha parlato di "come Gesù può cambiare il nostro cuore". Per mantenere i legami con gli evangelici dopo le elezioni del 2000, la Casa Bianca cominciò a organizzare incontri settimanali; un'opportunità, per la comunità, di manifestare eventuali disaccordi e di sollecitare azioni e misure politiche. Se l'enfasi è passata dalla morale sessuale alla giustizia sociale, non significa che gli evangelici accettino compromessi sul primo punto. Ma c'è un evidente disagio per l'ossessione del movimento verso i peccati della carne. Perché questo cambiamento proprio ora? Chuck Colson, fondatore del gruppo religioso Prison Fellowship, incarcerato per il suo coinvolgimento nel Watergate, afferma che il movimento evangelico è "maturato". Oggi i cristiani, secondo lui, possono coinvolgere il presidente, interessato a questioni che vanno oltre i tasti caldi dell'aborto e dei matrimoni gay.
Nel nuovo libro Tempting Faith, David Kuo, che ha lavorato per più di due anni all'Ufficio per le iniziative sulla fede della Casa Bianca, descrive l'amministrazione Bush come più interessata alle pubbliche relazioni che ai programmi di governo. "Ci vorranno generazioni prima che gli evangelici concedano tanta fiducia a un presidente sulla sola base delle sue convinzioni religiose", dice. Kuo afferma di tenere "più di tutto al messaggio d'amore di Gesù". Lo stesso pensano milioni di evangelici Usa, desiderosi di liberarsi dell'immagine di "cattivi" ereditata dalla destra religiosa. Cal Thomas riformula il concetto: "Perché siamo conosciuti, noi cristiani? Siamo contro l'aborto, contro i matrimoni omosessuali. Ma a favore di cosa siamo?". In un recente numero di Christianity Today, i fedeli hanno discusso su quale sia l'agire corretto per il cosiddetto "mondo E" (E sta per evangelico). "Sono un evangelico interessato alla giustizia sociale", dice Jim Wallis, "ma risparmiatemi il solito appellativo di evangelico di sinistra, vi prego". Bill Hybels, leader di Willow Creek, che associa 11 mila chiese in 45 Paesi, è di recente diventato amico della rockstar Bono. All'incontro annuale dell'organizzazione, il momento culminante è stato la proiezione di un video che ha mostrato i due intenti a discutere sul destino del mondo. Bono ha citato le Scritture. La folla ha pianto.
Cally Parkinson, che gestisce il dipartimento per le relazioni con i media di Willow Creek, ha sentito un pastore confidare ad un altro: "Sono venuto chiedendomi se il rocker Bono fosse un cristiano. Me ne vado chiedendomi se lo sono io".
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