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      CommentAuthorJohnGabriel
    • CommentTime5 Oct 2007 modificato
     permalink

    «Ah, se il mio travaglio si pesasse, se le mie calamità si mettessero tutte insieme sulla bilancia! Sarebbero trovati più pesanti della sabbia del mare. Ecco perché le mie parole sono temerarie.
    Oh, mi avvenisse pure quel che chiedo, e mi desse Dio quel che spero!
    Sarebbe questo un conforto per me, esulterei nei dolori che egli non mi risparmia; poiché non ho rinnegato le parole del Santo.
    Pietà deve l'amico a colui che soccombe, se anche abbandonasse il timor dell'Onnipotente. Ma i fratelli miei si sono mostrati infidi come un torrente, come l'acqua di torrenti che passa.»

    Giobbe 6:2,17

    Queste parole di Giobbe sono tornate di attualità nel caso della malattia di Welby e tornano sempre di attualità ogni volta che migliaia di malati terminali chiedono pietà per la loro sofferenza ed in cambio ottengono delle risposte che danno i brividi, proprio come le risposte che ricevette Giobbe dai suoi amici.
    Ebbene, nel caso italiano un malato terminale in preda a sofferenze atroci che vorrebbe chiedere una "buona morte" non può perché non c'è una legge che lo consenta. La deontologia medica dice che "il medico deve curare e mantenere in vita , non può e non deve curare la morte".

    Nel caso di Welby, è successo che mentre la Chiesa Evangelica Fondamentalista si è chiusa come al solito in un religioso silenzio essendo incapace di dire alcunché su un tema così grande, il Papa ha ribadito il fermo divieto all' eutanasia ed ha invitato Welby a stringere i denti ed andare avanti. Addirittura le gerarchie vaticane gli proponevano di accettare di essere sedato per 48 ore al fine di riprendere le forze e poi, così rinforzato, riprendere a soffrire .

    Qualora la malattia fosse diventata ancora più dolorosa ed avesse richiesto nuovi interventi, allora in caso di rifiuto da parte di Welby i medici non avrebbero potuto neanche in quel caso estremo procurargli una "buona morte", ma svrebbero assistito impotenti alla sua fine straziante pur di non interrompere "anzitempo" una vita.

    Le sofferenze di Welby e dei tanti che si trovano nelle sue condizioni sono "più pesanti della sabbia del mare". E le parole "sono temerarie".

    Gesù di Nazareth, il Figlio dell' Uomo, fece risorgere Lazzaro dal sepolcro e sciolse le bende che lo avvolgevano. La vita buona e la buona morte erano il messaggio che ha lasciato al mondo , perché Egli "ha tanto amato il mondo ".
    Un messaggio di Misericordia e di Pietà . Gesù accettò di essere crocifisso affinché nessun altro lo fosse, nè nell'anima nè nella carne.

    Sarebbe opportuno che almeno su questo tema la Chiesa Evangelica si esprimesse unitariamente con parole d'amore e di pietà e che invitasse a sciogliere le bende di Welby anziché stringerle ancora di più attorno al suo corpo.

    Sarebbe ancora più opportuno ricordare che Gesù dall'alto del Suo magistero ha predicato la resurrezione dei corpi ed ha lasciato che martoriassero il Suo corpo per farci capire che il corpo deve essere rispettato e non inchiodato ai suoi dolori.

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      CommentAuthorJohnGabriel
    • CommentTime21 Nov 2007 modificato
     permalink

    Riporto un intervento esterno pubblicato sul precedente motore di TMC:

    Nel caso di Welby,sn assolutamente d'accordo cn te. Su di lui c'era accanimento terapeutico,come tutti i casi di persone in stato vegetativo tenute vive da una macchina. In altri casi, però, è difficile formulare leggi generali di comportamento difronte a casi come questi, perchè le sofferenze sn diverse, i livelli di sopportazione lo sono, così come l'opinione personale circa la vita. Cmq so che il silenzio è sempre la soluzione peggiore di tutte.

    Inviata da: 00nous00 il 20/05/2007
    Presentatevi nell'apposita Discussione+Leggete le FAQ+Visitate l'Archivio
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      CommentAuthorJohnGabriel
    • CommentTime20 Nov 2008 modificato
     permalink

    «Dopo che ebbe rivolto questi discorsi a Giobbe, il Signore disse: La mia ira è accesa contro di te e contro i tuoi due amici, perché non avete parlato di me secondo la verità, come ha fatto il mio servo Giobbe…»

    Giobbe 42, 7

    La vicenda di Eluana Englaro si è conclusa con la sentenza della Corte di Cassazione, dopo un’infinità di anni: le macchine possono essere staccate. [...]
    Sulla vita di questa donna si sono espressi tutti: competenti e demagoghi, politici e scienziati. Colpisce il contrasto tra prese di posizione amplificate dai mass media e dignitoso silenzio della sua famiglia.Un contrasto palpabile, quasi incredibile: siamo così abituati a vedere i protagonisti della cronaca sbattuti consapevolmente in prima pagina, che si è immediatamente sospettato che il silenzio della madre di Eluana nascondesse divergenze con il padre, dimenticando quello che proviamo su noi stessi: a chi non dà fastidio ridurre il dolore ai passanti-guardoni che ti chiedono di dire qualcosa e ti sbaciucchiano al funerale?[...]
    Questa storia, con tutto il suo carico di paure condivise per la sorte dei nostri cari e di domande terribili, ricorda quella di Giobbe, altrettanto spaventosa: il dolore umano, insensato ma inevitabile, e la tentazione che hanno i religiosi (quelli a tempo pieno e quelli dell’ultimo momento) di riempire il buco con parole apparentemente meditate ma in sostanza vuote, utili solo a far scendere qualche lacrimuccia. E ci rammenta anche che secondo la Bibbia l’unico modo per trovare un improbabile bandolo della matassa della sofferenza non viene dalle risposte che si possono dare, di solito comodamente seduti alla propria scrivania, ma dal pudore che possiamo riconoscere negli altri e che dovremmo ritrovare anche in noi stessi.[...]
    Colpisce anche constatare che la Legge (laica) è capace di riconoscere la complessità dei sentimenti umani più di quanto non lo sia la religione. I magistrati hanno preso sul serio il dramma di una famiglia, i religiosi l’hanno ridotto a una barzelletta macabra.

    tratto dal Settimanale: "Riforma - l'eco delle Valli Valdesi", articolo di Gregorio Plescan
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