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"Proverbi di Salomone, figlio di Davide, re d'Israele; perché l'uomo conosca la saggezza, l'istruzione e comprenda i detti sensati; perché riceva insegnamento sul buon senso , la giustizia, l'equità, la rettitudine; per dare accorgimento ai semplici e conoscenza e riflessione al giovane.
Il saggio ascolterà e accrescerà il suo sapere; l'uomo intelligente ne otterrà buone direttive
per capire i proverbi e le allegorie, le parole dei saggi e i loro enigmi.
Il timore del Signore è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la saggezza e l'istruzione."Proverbi 1:1,7
Queste parole di Salomone descrivono molto bene il disprezzo ed il rigetto presente negli ambienti fondamentalisti ed integralisti evangelici della saggezza, dell'istruzione, della conoscenza, della riflessione, e più in generale del buon senso.
Questo buon senso che ci è stato donato da Dio Padre permette infatti di vedere ben oltre il nostro naso ed allargare la vista ben oltre quello che si vede in apparenza.
Un esempio potrebbe essere l'analisi della Storia della Chiesa sotto un altro punto di vista.
Ad un certo punto della Storia della Chiesa i vescovi, come i prefetti imperiali, cominciarono ad essere eletti non più dai battezzati ma nominati da Roma. Con le conseguenze che la Storia ci mostra: i pastori (originariamente sposati, con figli, impegnati ad istruire ed animare spiritualmente le varie Chiese) diventarono degli Autocrati (celibi, ufficialmente senza prole) spesso costretti dalle circostanze a svolgere attività di supplenza nei confronti dello Stato.
Con i Riformatori Protestanti (da Lutero e Calvino in poi) la prassi medievale fu azzerata e si ritornò alle origini. La Chiesa cattolica resistette invece, da allora ad oggi, nella procedura verticistica (piramidale) di nomina dall'alto ma non senza alcune riserve, dettate appunto dal buon senso .
Nel Novecento, infatti, numerosi movimenti Cattolici hanno chiesto il ripristino della tradizione apostolica di elezione delle guide dal basso, cioè direttamente dai battezzati.
Comunque nominato, il Pastore sarà - per tutta la vita - il Responsabile Morale e Spirituale di una (o più) Comunità.
Moltissimi di questi "governeranno" senza molti scossoni e senza grossi traumi. Questa ordinaria serenità rischia però di apparire un poco troppo rilassante. Per alcuni addirittura assopente.
Ma un Discepolo del Vangelo non deve essere, almeno in qualche caso, motivo di disturbo per il quieto vivere dominante, o almeno per il Perbenismo imperante?
Ovviamente il "disturbo" che il discepolo in qualche modo è chiamato a portare deve essere portato con amore, perché alla base di tutte le azioni di un Cristiano nato di nuovo deve esserci l'amore per il prossimo.
Ma è proprio alla luce di questo Divino Amore che diventa inaccettabile il fatto che troppi Pastori Evangelici esercitino una spregiudicata violenza psicologica nei confronti dei fedeli in Chiesa, mentre fuori "nel mondo" si facciano scudo di "pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé".
Una doppiezza d'animo difficilmente compatibile col Vangelo.
Un vero Evangelico non dovrebbe essere testimone delle ingiustizie della società? potavoce dell'inquietudine derivante da queste ingiustizie? oppure deve far parte di quella maggioranza che ormai è assuefatta a ricevere passivamente Ordini e Favori?
Siamo sicuri che sia infondata l'opinione di quei Teologi che attribuiscono ai Cristiani il compito di tenere viva la memoria delle opere del profeta di Galilea?
Le azioni di Gesù non erano rivolte solo verso i meno fortunati. A quanto pare dava filo da torcere verso l'alto con il suo desiderio di eliminare una quantità di abusi nella vita dei Capi religiosi.
Gesù aiutava in basso e disturbava in alto.
Quanti Pastori possono vantare un simile curriculum? Troppi Pastori non guardano verso il basso e sono in armonia con i capoccioni.
Forse non è tanto sbagliato immaginare un Pastore che solleciti la propria Comunità ad acquistare ed accerscere la propria dimensione culturale, la propria sensibilità etica, la propria vigilanza politica.
La sensibilità etica, nei confronti delle antiche e delle nuove povertà;
La vigilanza politica, affinchè nessun partito - di destra, di sinistra o di centro - si illuda di poter considerare le varie Comunità solo dei serbatoi elettorali in cerca di sovvenzioni ed incapaci di criticare e di proporre;
E tutto ciò non solo con le prediche (anche se possono essere già un segnale di "risveglio") ma soprattutto con Scelte pratiche, Scelte operative, Scelte strategiche.
Per esempio, con progetti di Solidarietà con altre Comunità (cristiane ed extra-cristiane) a favore degli immigrati.
Oppure con iniziative che smascherino le nuove forme di pervasività del potere mafioso e mettano in evidenza, sulla scia di Don Pino Puglisi, l'incompatibilità del Vangelo nei confronti della Mafia non solo quando spara ed uccide, ma anche quando assegna risorse economiche ai clienti e posti di lavoro ai giovani disposti a svendersi la dignità.
Con il doveroso rispetto del caso, sarebbe auspicabile che i novi Pastori eletti da Roma in giù (dove le unghie delle varie mafie sono più affondate nel territorio) possano regalare al Sud degli scatti di Creatività profetica. Volti almeno a "disturbare" il quieto vivere del Crimine. Volti sicuramente a "risvegliare" le coscienze addormentate. Scatti di Creatività profetica opportuni ovunque, necessari al Sud.
E tutto questo senza più il disprezzo della saggezza, dell'istruzione, della conoscenza, della riflessione, e più in generale del buon senso. Bisogna cambiare.
tutti parlano di risveglio... ma non ci sarà alcun risveglio. Le cose vanno come sta scritto che vadano. Si salvi chi può.
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